Col quale vengono fissati i contrassegni relativi ai buoni del tesoro quinquennali autorizzati con i RR. decreti 4 e 29 gennaio 1914, nn. 3 e 58. (014U0148)
Qual era la finalità del Regio Decreto 148/1914 e quale era il suo ambito di applicazione?
Spiegato da FiscoAI
Il Regio Decreto 148/1914 era un provvedimento normativo emanato dal Regno d'Italia il 8 marzo 1914, avente lo scopo specifico di fissare i contrassegni (marchi identificativi) relativi ai buoni del tesoro quinquennali. Questi buoni erano stati precedentemente autorizzati mediante due distinti Reali Decreti emanati a gennaio dello stesso anno (rispettivamente il 4 e il 29 gennaio 1914, nn. 3 e 58). Si trattava di strumenti finanziari utilizzati dallo Stato italiano per raccogliere risorse presso i cittadini e gli investitori, con scadenza a cinque anni. Il decreto si limitava a definire gli elementi identificativi e distintivi di questi titoli di debito pubblico, aspetto tecnico-amministrativo essenziale per la loro circolazione e gestione. Questo tipo di normativa rientrava nella gestione ordinaria del debito pubblico italiano del primo Novecento, periodo in cui lo Stato ricorreva frequentemente all'emissione di buoni e titoli per finanziare le proprie attività. È importante sottolineare che il provvedimento è stato completamente abrogato dal Decreto del Presidente della Repubblica 13 dicembre 2010, n. 248, perdendo quindi qualsiasi efficacia normativa contemporanea.
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Riferimento normativo
REGIO DECRETO 8 marzo 1914, n. 148
Testo normativo
REGIO DECRETO n. 148/1914
# REGIO DECRETO 8 marzo 1914, n. 148
## Col quale vengono fissati i contrassegni relativi ai buoni del tesoro
quinquennali autorizzati con i RR. decreti 4 e 29 gennaio 1914, nn. 3
e 58. (014U0148)
Art. 1 ((PROVVEDIMENTO ABROGATO DAL D.P.R. 13 DICEMBRE 2010, N. 248 ))
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Il Regio Decreto 148/1914 riguarda i buoni del tesoro quinquennali, strumenti di finanziamento pubblico e debito pubblico dello Stato italiano. Sebbene storicamente rilevante per la gestione dei titoli di Stato e della finanza pubblica italiana, il decreto è ormai completamente abrogato e rappresenta un riferimento esclusivamente storico-archivistico per ricerche sulla normativa finanziaria italiana del primo Novecento.
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