Approvazione dei contributi scolastici dovuti dai Comuni delle provincie di Bologna, Ferrara, Forli', Modena, Parma, Piacenza, Ravenna e Reggio Emilia, per il quinquennio 1° aprile 1925-31 marzo 1930, in applicazione dell'art. 19 del R. decreto-legge 4 settembre 1925, n. 1722. (026U1886)
Quali contributi scolastici dovevano versare i Comuni dell'Emilia-Romagna nel quinquennio 1925-1930 secondo il Regio Decreto 1886/1926?
Spiegato da FiscoAI
Il Regio Decreto 1886/1926 approvava i contributi finanziari che i Comuni delle otto province emiliane (Bologna, Ferrara, Forlì, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna e Reggio Emilia) erano tenuti a versare per il finanziamento della scuola nel periodo dal 1° aprile 1925 al 31 marzo 1930. Si trattava di un provvedimento amministrativo-finanziario che quantificava gli obblighi contributivi dei singoli enti locali in materia di istruzione pubblica. Il decreto operava in applicazione dell'articolo 19 del Regio Decreto-Legge 4 settembre 1925, n. 1722, che aveva stabilito il quadro normativo generale per la ripartizione di questi oneri tra gli enti territoriali. Questo tipo di provvedimento era tipico dell'epoca fascista, quando lo Stato centralizzava le decisioni sulla spesa pubblica locale attraverso decreti specifici. Il decreto è stato successivamente abrogato dal Decreto Legislativo 13 dicembre 2010, n. 212, nell'ambito della riforma della finanza locale.
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Riferimento normativo
REGIO DECRETO 16 settembre 1926, n. 1886
Testo normativo
REGIO DECRETO n. 1886/1926
# REGIO DECRETO 16 settembre 1926, n. 1886
## Approvazione dei contributi scolastici dovuti dai Comuni delle
provincie di Bologna, Ferrara, Forli', Modena, Parma, Piacenza,
Ravenna e Reggio Emilia, per il quinquennio 1° aprile 1925-31 marzo
1930, in applicazione dell'art. 19 del R. decreto-legge 4 settembre
1925, n. 1722. (026U1886)
Art. 1 ((PROVVEDIMENTO ABROGATO DAL D.LGS. 13 DICEMBRE 2010, N. 212 ))
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Il Regio Decreto 1886/1926 riguarda i contributi scolastici comunali, la finanza locale storica e gli obblighi tributari degli enti territoriali nel periodo fascista. Storici amministrativi e studiosi di diritto locale lo consultano per comprendere la ripartizione della spesa pubblica per l'istruzione, i trasferimenti statali ai comuni e l'evoluzione della normativa sulla finanza municipale fino alle riforme moderne.
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