Quali sono i reati di tortura introdotti dalla Legge 110/2017 e quali pene sono previste?
Spiegato da FiscoAI
La Legge 110/2017 ha introdotto nel codice penale italiano due nuovi reati: il delitto di tortura (articolo 613-bis) e l'istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura (articolo 613-ter). Il delitto di tortura si configura quando una persona, mediante violenze, minacce gravi o crudeltà, causa sofferenze fisiche acute o trauma psichico a soggetti privati della libertà personale, affidati alla custodia altrui, o in condizioni di minorata difesa. La norma prevede una reclusione da quattro a dieci anni, aumentata a cinque-dodici anni se commessa da pubblico ufficiale con abuso dei poteri. Le pene si aggravano ulteriormente se dal fatto derivano lesioni personali (aumentate fino alla metà se gravissime), fino all'ergastolo in caso di morte volontaria. L'articolo 613-ter punisce invece il pubblico ufficiale che istiga concretamente un collega a commettere tortura, con reclusione da sei mesi a tre anni, anche se l'istigazione non viene accolta o il reato non viene consumato. La norma esclude dalle fattispecie le sofferenze derivanti da legittime misure privative o limitative di diritti, tracciando un confine tra punizioni legittime e tortura.
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Riferimento normativo
LEGGE 14 luglio 2017, n. 110
Testo normativo
LEGGE n. 110/2017
# LEGGE 14 luglio 2017, n. 110
## Introduzione del delitto di tortura nell'ordinamento italiano.
(17G00126)
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Promulga la seguente legge: Art. 1 Introduzione degli articoli 613-bis e 613-ter del codice penale , concernenti i reati di tortura e di istigazione del pubblico ufficiale alla tortura 1. Nel libro secondo, titolo XII, capo III, sezione III, del codice penale , dopo l'articolo 613 sono aggiunti i seguenti: «Art. 613-bis (Tortura). - Chiunque, con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa, è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona. Se i fatti di cui al primo comma sono commessi da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, la pena è della reclusione da cinque a dodici anni. Il comma precedente non si applica nel caso di sofferenze risultanti unicamente dall'esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti. Se dai fatti di cui al primo comma deriva una lesione personale le pene di cui ai commi precedenti sono aumentate; se ne deriva una lesione personale grave sono aumentate di un terzo e se ne deriva una lesione personale gravissima sono aumentate della metà. Se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte quale conseguenza non voluta, la pena è della reclusione di anni trenta. Se il colpevole cagiona volontariamente la morte, la pena è dell'ergastolo. Art. 613-ter (Istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura). - Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio il quale, nell'esercizio delle funzioni o del servizio, istiga in modo concretamente idoneo altro pubblico ufficiale o altro incaricato di un pubblico servizio a commettere il delitto di tortura, se l'istigazione non è accolta ovvero se l'istigazione è accolta ma il delitto non è commesso, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni». NOTE Avvertenza: Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto dall'amministrazione competente per materia, ai sensi dell'art. 10, comma 2, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 1092 , al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate. Restano invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
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