Risoluzione AdE
In vigore
Risoluzione AdE 305573/2004
Consulenza giuridica - applicazione dei benefici di cui alla legge 206/2004 agli assegni vitalizi e ai trattamenti similari erogati agli onorevoli dagli organi parlamentari
Riferimento normativo
Consulenza giuridica - applicazione dei benefici di cui alla legge 206/2004 agli assegni vitalizi e ai trattamenti similari erogati agli onorevoli dagli organi parlamentari
Testo normativo
RISOLUZIONE N. 262/E
Roma, 26 ottobre 2009
Direzione Centrale normativa e contenzioso
OGGETTO: Consulenza giuridica - applicazione dei benefici di cui alla legge
206/2004 agli assegni vitalizi e ai trattamenti similari erogati agli
onorevoli dagli organi parlamentari.
È stato chiesto di conoscere se i benefici, ed in particolare l’esenzione
dall’IRPEF, riconosciuti in favore delle vittime del terrorismo dalla legge 3
agosto 2004, n. 206, per i trattamenti pensionistici, possano estendersi anche agli
assegni vitalizi ed ai trattamenti similari erogati agli onorevoli dagli organi
parlamentari.
Al riguardo, si fa presente che l’articolo 3, comma 1, della richiamata
legge n. 206 del 2004 prevede che “A tutti coloro che hanno subito un’invalidità
permanente di qualsiasi entità e grado della capacità lavorativa, causata da atti
di terrorismo e dalle stragi di tale matrice, e ai loro familiari, anche superstiti,
limitatamente al coniuge ed ai figli anche maggiorenni, ed in mancanza, ai
genitori, siano essi dipendenti pubblici o privati o autonomi, anche sui loro
trattamenti diretti è riconosciuto un aumento figurativo di dieci anni di
versamenti contributivi utili ad aumentare, per una pari durata, l’anzianità
pensionistica maturata, la misura della pensione, nonché il trattamento di fine
rapporto o altro trattamento equipollente”.
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Per quanto concerne il regime fiscale da riservare ai trattamenti
pensionistici, il successivo comma 2 dispone che “La pensione maturata ai sensi
del comma 1 è esente dall’imposta sul reddito delle persone fisiche”.
La normativa in esame è stata oggetto di diverse pronunce amministrative
in relazione alla portata applicativa della disposizione di carattere fiscale
contenuta nel citato articolo.
Di recente, si espressa sull’argomento anche la Presidenza del Consiglio
dei Ministri che ha ritenuto che “la previsione agevolativa dell’esenzione
dall’IRPEF si applichi sull’intera pensione e non soltanto sulla parte
corrispondente al trattamento figurativo dei versamenti contributivi. Ciò in
quanto, la legge 206 del 2004 si riferisce espressamente alla pensione e non a
quota o alla maggiorazione di essa” (D.P.C.M. del 27 luglio 2007, pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale n. 178 del 2 agosto 2007, Disposizioni i favore delle
vittime del terrorismo e delle stragi, a norma della legge 3 agosto 2004, n. 206).
L’Agenzia delle Entrate con risoluzione n. 39 dell’8 febbraio 2008 ha
ribadito tale interpretazione. Inoltre, con successiva risoluzione n. 453 del 1°
dicembre 2008, ha chiarito che, in coerenza con la ratio della legge n. 206 del
2004, il termine “pensione”, di cui al richiamato articolo 3, comma 2, debba
assumere un significato più ampio di quello desumibile da una semplice esegesi
letterale della norma, comprendendo in generale, tutti i trattamenti pensionistici
derivanti da iscrizioni assicurative obbligatorie di lavoratori dipendenti, autonomi
o liberi professionisti di cui fruiscono i soggetti considerati dalla legge n. 206 del
2004.
Sulla base delle disposizioni normative e dei documenti di prassi
richiamati, i quali fanno esplicito riferimento ai trattamenti pensionistici, si deve
ritenere che l’esenzione dall’IRPEF abbia ad oggetto i trattamenti pensionistici
nella loro globalità.
Al fine di accertare se l’assegno vitalizio percepito in dipendenza della
cessazione dalla funzione dei parlamentari e degli altri titolari di cariche elettive
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goda dell’esenzione dall’IRPEF, ai sensi della normativa in esame, occorre,
verificare se essi possano o meno configurarsi come pensioni.
Al riguardo, si richiama la sentenza n. 289 del 13 luglio 1994 della Corte
Costituzionale che, in sede di esame della legittimità costituzionale del differente
regime fiscale (agevolato) previsto per gli assegni vitalizi concessi ai
parlamentari cessati dal mandato rispetto a quello previsto per le pensioni degli
altri dipendenti pubblici, ha sottolineato che tra le due situazioni non sussiste
“identità né di natura né di regime giuridico, dal momento che l’assegno
vitalizio, a differenza della pensione ordinaria, viene a collegarsi ad
un’indennità di carica goduta in relazione all’esercizio di un mandato pubblico:
indennità che nei suoi presupposti e nelle sue finalità, ha sempre assunto nella
sua disciplina costituzionale e ordinaria, connotazioni distinte da quelle proprie
della retribuzione connessa al rapporto di pubblico impiego”.
Il particolare regime impositivo previsto per gli assegni vitalizi, collegati
ad una carica elettiva, fa sì che essi non si configurino, ai fini fiscali, come
trattamenti pensionistici bensì come una vera e propria indennità correlata alla
cessazione della carica.
A conferma di ciò, si rappresenta che l’art. 52 comma 1, lett. b) del TUIR,
disponendo che gli assegni in questione “sono assoggettati a tassazione per la
quota parte che non deriva da fonti riferibili a trattenute effettuate al percettore
già assoggettate a ritenute fiscali”, prevede l’indeducibilità dei relativi contributi
diversamente da quanto disposto per quelli versati alle forme pensionistiche
obbligatorie (art. 10, lett. e, del TUIR).
Dalle considerazioni sopra esposte deriva che gli assegni vitalizi in
questione non sembrano assumere natura previdenziale, per cui ad essi non si
ritiene possa applicarsi il trattamento di esenzione dall’IRPEF previsto dalla
speciale normativa riservata ai trattamenti pensionistici percepiti da coloro che
sono stati vittime di atti di terrorismo.
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Le Direzioni Regionali vigileranno affinché le istruzioni fornite e i
principi enunciati con la presente risoluzione vengano puntualmente osservati
dagli uffici.
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