Quali sono i requisiti che un'impresa deve possedere per essere qualificata come "panificio" secondo il Decreto Ministeriale 131/2018?
Spiegato da FiscoAI
Il Decreto Ministeriale 131/2018 stabilisce che per essere qualificato come "panificio" un'impresa deve disporre di impianti di produzione di pane ed eventualmente altri prodotti da forno e assimilati, svolgendo l'intero ciclo di produzione dalla lavorazione delle materie prime alla cottura finale. Questa definizione è rilevante per le imprese del settore alimentare perché determina chi può utilizzare la denominazione "panificio" nella commercializzazione dei propri prodotti. La norma si applica a tutte le imprese che operano nel territorio italiano e intendono commercializzare pane e prodotti da forno, indipendentemente dalle dimensioni aziendali. In pratica, un'impresa che acquista pane già cotto da altri fornitori e lo rivende non può definirsi "panificio", così come non lo può fare chi produce solo impasti semilavorati senza completare il ciclo fino alla cottura finale. La qualificazione corretta è importante per evitare violazioni normative e per garantire trasparenza verso i consumatori riguardo all'effettivo processo produttivo.
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Riferimento normativo
DECRETO 1 ottobre 2018, n. 131
Testo normativo
DECRETO n. 131/2018
# DECRETO 1 ottobre 2018, n. 131
## Regolamento recante disciplina della denominazione di «panificio», di
«pane fresco» e dell'adozione della dicitura «pane conservato».
(18G00156)
IL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO di concerto con IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI, FORESTALI E DEL TURISMO e IL MINISTRO DELLA SALUTE Visto l' articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 ; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 23 giugno 1993, n. 283 , relativo alle denominazioni legali di alcuni prodotti da forno; Vista la legge 4 luglio 1967, n. 580 , recante disciplina per la lavorazione e commercio dei cereali, degli sfarinati, del pane e delle paste alimentari; Visto il decreto 13 aprile 1987 del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato recante norme sulla produzione di pane surgelato, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 101 del 4 maggio 1987 ; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 30 novembre 1998, n. 502 ; Visto il decreto 13 luglio 1998, n. 312, e successive modificazioni, recante norme per il trattamento con alcool etilico del pane speciale preconfezionato; Vista la comunicazione effettuata alla Commissione europea ai sensi e per gli effetti della direttiva (UE) n. 2015/1535 ; Visto il decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 , convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 ; Visto il regolamento (UE) n. 1169/2011 , relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, ed in particolare l'articolo 17 relativo alla «Denominazione dell'alimento» e l'articolo 44 relativo alle «Disposizioni nazionali per gli alimenti non preimballati»; Ritenuta la necessità di dare esecuzione a quanto previsto dall' articolo 4, comma 2-ter, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 , convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 ; Acquisita l'intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano nella seduta del 6 luglio 2017; Udito il parere del Consiglio di Stato reso dalla sezione consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 18 gennaio 2018; Vista la comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei ministri, effettuata ai sensi dell' articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , con nota di protocollo n. 3416 del 9 febbraio 2018 ed il successivo riscontro con nota n. 0003702 P del 4 maggio 2018; Decreta: Art. 1 Definizione di panificio 1. Per panificio si intende l'impresa che dispone di impianti di produzione di pane ed eventualmente altri prodotti da forno e assimilati o affini e svolge l'intero ciclo di produzione dalla lavorazione delle materie prime alla cottura finale. N O T E Avvertenza: Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto dall'amministrazione competente per materia, ai sensi dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 1092 , al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti. Note alle premesse: - Si riporta il testo del comma 3 dell'art. 17 della legge 23 agosto 1988 n. 400 : «3. Con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti nelle materie di competenza del ministro o di autorità sottordinate al Ministro, quando la legge espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per materie di competenza di più Ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma restando la necessità di apposita autorizzazione da parte della legge. I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione». - Si riporta il testo degli articoli 17 e 44 del regolamento (UE) n. 1169/2011 , pubblicato nella G.U.U.E. n. L 304 del 22 novembre 2011: «Art. 17. 1. La denominazione dell'alimento è la sua denominazione legale. In mancanza di questa, la denominazione dell'alimento è la sua denominazione usuale; ove non esista o non sia utilizzata una denominazione usuale, è fornita una denominazione descrittiva. 2. È ammesso l'uso nello Stato membro di commercializzazione della denominazione dell'alimento sotto la quale il prodotto è legalmente fabbricato e commercializzato nello Stato di produzione. Tuttavia, quando l'applicazione delle altre disposizioni del presente regolamento, in particolare quelle di cui all'art. 9, non consentirebbe ai consumatori dello Stato membro di commercializzazione di conoscere la natura reale dell'alimento e di distinguerlo dai prodotti con i quali potrebbero confonderlo, la denominazione del prodotto in questione è accompagnata da altre informazioni descrittive che appaiono in prossimità della denominazione dell'alimento. 3. In casi eccezionali, la denominazione dell'alimento nello Stato membro di produzione non è utilizzata nello Stato membro di commercializzazione quando il prodotto che essa designa nello Stato membro di produzione è talmente diverso, dal punto di vista della sua composizione o fabbricazione, dal prodotto conosciuto nello Stato membro di commercializzazione sotto tale denominazione che il paragrafo 2 non è sufficiente a garantire, nello Stato membro di commercializzazione, un'informazione corretta per i consumatori. 4. La denominazione dell'alimento non è sostituita con una denominazione protetta come proprietà intellettuale, marchio di fabbrica o denominazione di fantasia. 5. L'allegato VI stabilisce disposizioni specifiche sulla denominazione dell'alimento e sulle indicazioni che la accompagnano». «Art. 44. 1. Ove gli alimenti siano offerti in vendita al consumatore finale o alle collettività senza preimballaggio oppure siano imballati sui luoghi di vendita su richiesta del consumatore o preimballati per la vendita diretta, a) la fornitura delle indicazioni di cui all'art. 9, paragrafo 1, lettera c), è obbligatoria; b) la fornitura di altre indicazioni di cui agli articoli 9 e 10 non è obbligatoria, a meno che gli Stati membri adottino disposizioni nazionali che richiedono la fornitura, parziale o totale, di tali indicazioni o loro elementi. 2. Gli Stati membri possono adottare disposizioni nazionali concernenti i mezzi con i quali le indicazioni o loro elementi come specificato al paragrafo 1 devono essere resi disponibili e, eventualmente, la loro forma di espressione e presentazione. 3. Gli Stati membri comunicano immediatamente alla Commissione il testo delle disposizioni di cui al paragrafo 1, lettera b), e al paragrafo 2». - Si riporta il testo del comma 2-ter dell'art. 4 del decreto-legge 4 luglio 2006 n. 223 , convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 : «2-ter. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali e con il Ministro della salute, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, emana un decreto ai sensi dell' art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400 , volto a disciplinare, in conformità al diritto comunitario: a) la denominazione di «panificio» da riservare alle imprese che svolgono l'intero ciclo di produzione del pane, dalla lavorazione delle materie prime alla cottura finale; b) la denominazione di «pane fresco» da riservare al pane prodotto secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento, alla surgelazione o alla conservazione prolungata delle materie prime, dei prodotti intermedi della panificazione e degli impasti, fatto salvo l'impiego di tecniche di lavorazione finalizzate al solo rallentamento del processo di lievitazione, da porre in vendita entro un termine che tenga conto delle tipologie panarie esistenti a livello territoriale; c) l'adozione della dicitura "pane conservato" con l'indicazione dello stato o del metodo di conservazione utilizzato, delle specifiche modalità di confezionamento e di vendita, nonchè delle eventuali modalità di conservazione e di consumo».
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Il Decreto Ministeriale 131/2018 disciplina la denominazione di "panificio", "pane fresco" e "pane conservato" secondo il regolamento UE 1169/2011 sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori. Gli operatori del settore alimentare e i commercialisti che assistono imprese di panificazione devono conoscere questi requisiti per verificare la corretta qualificazione aziendale, la corretta etichettatura dei prodotti e il rispetto delle disposizioni nazionali in materia di denominazioni legali dei prodotti da forno.
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