Un dipendente di una PMI innovativa può rideterminare il valore fiscale delle stock option non trasferibili secondo l'articolo 5 della legge 448/2001?
Spiegato da FiscoAI
L'articolo 5 della legge 448/2001 consente ai contribuenti di rideterminare il costo di acquisto di titoli, quote o diritti non negoziati in mercati regolamentati, utilizzando il valore del patrimonio netto alla data del 1° gennaio 2002. Questa disciplina si applica anche ai diritti di opzione, come chiarito dalla circolare 12/E del 2002. Tuttavia, il valore rideterminato è utilizzabile esclusivamente per calcolare la plusvalenza derivante dalla cessione a titolo oneroso dei diritti stessi, secondo l'articolo 67 del TUIR. Nel caso delle stock option non trasferibili inter vivos, come quelle in questione, non è possibile realizzare una cessione a terzi e quindi non può generarsi alcuna plusvalenza tassabile. Di conseguenza, il presupposto fondamentale per usufruire della rideterminazione del valore viene meno: poiché le opzioni non sono suscettibili di produrre redditi diversi mediante cessione, il valore rideterminato non può essere utilizzato ai fini fiscali.
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Riferimento normativo
Interpello: Rideterminazione valore fiscale stock option - pdf
Testo normativo
Divisione Contribuenti
Direzione Centrale Persone fisiche, lavoratori
autonomi ed enti non commerciali
Risposta n. 118/2024
OGGETTO: Rideterminazione valore fiscale stock option
Con l'istanza di interpello specificata in oggetto, è stato esposto il seguente
QUESITO
L'Istante è un dipendente di una compagnia assicurativa (di seguito ''Società'')
annoverata tra le piccole e medie imprese innovative (di seguito anche ''PMI innovativa/
e'') dal 2014 al 2021.
In data 6 dicembre 2019, l'assemblea dei soci della compagnia assicurativa ha
approvato un piano di incentivazione (di seguito ''Piano'') rivolto a due categorie di
soggetti:
dipendenti ''che contribuiscono in modo determinante al successo della
società'' e ''componenti del Consiglio di Amministrazione'';
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dipendenti ''con responsabilità strategiche [...] individuati, di volta in volta,
dal Consiglio di Amministrazione''.
Il Piano prevede l'assegnazione gratuita, ad alcuni soggetti inclusi nelle predette
categorie, di «diritti per la sottoscrizione [...] di azioni della Società di nuova emissione
di categoria C2» (di seguito opzioni), fino ad un numero massimo di 6.305 azioni.
Tali opzioni attribuiscono ai beneficiari il diritto a sottoscrivere azioni della
Società emesse «in esecuzione dell'aumento di capitale a servizio del Piano'', previo
''pagamento [...] del prezzo di sottoscrizione delle Azioni pari a Euro 1.903,02 per
azione» (di seguito ''Strike Price''), una volta decorso il quarto anno dalla «data di
decorrenza» indicata in un apposito allegato al regolamento (di seguito ''periodo di
vesting'').
Le opzioni possedute dall'Istante si caratterizzano per essere «personali, non [...]
trasferibili [...] inter vivos» e «non possono essere costituite in pegno, né in garanzia,
a favore di terzi, né in generale possono costituire oggetto di contratti di qualsivoglia
natura, ivi inclusi contratti derivati».
Inoltre, trattandosi di opzioni assegnate da una PMI innovativa, le stesse sono
assoggettate al regime fiscale previsto dall'articolo 27 del decreto legge 18 ottobre 2012,
n. 179, per i piani di incentivazione di startup innovative, la cui applicabilità è stata
estesa anche alle PMI innovative dall'articolo 4, comma 9, del decreto legge n. 3 del 24
gennaio 2015.
Nel corso degli anni, l'Istante è stato interessato da due diverse assegnazioni di
stock option:
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il 31 dicembre 2019 ha ricevuto 378 opzioni, il cui periodo di vesting si è
concluso il 1° gennaio 2023;
il 6 dicembre 2020 ha ricevuto 204 opzioni, il cui periodo di vesting terminerà
il 21 ottobre 2024.
Ciò posto, l'Istante chiede se può rideterminare il valore di acquisto delle predette
opzioni, ai sensi dell'articolo 5 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, nei termini previsti
dal comma 108 dell'articolo 1 della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (ovvero entro il
15 novembre 2023) ancorché si tratta di diritti assoggettati all'agevolazione prevista
dall'articolo 27 del decreto legge n. 179 del 2012.
SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE
L'Istante ritiene di poter procedere alla rideterminazione del valore delle opzioni
in oggetto ancorché alle stesse si applichi il regime fiscale di cui all'articolo 27 del decreto
legge n. 179 del 2012.
Al riguardo, l'Istante richiama la circolare 31 gennaio 2002, n. 12/E nella quale è
stato chiarito che l'ambito oggettivo dell'articolo 5 della legge n. 448 del 2002 «si estende
oltre che alle partecipazioni rappresentate da titoli (quali le azioni) alle quote di
partecipazione al capitale o al patrimonio di società non rappresentate da titoli (quali
le quote di Srl), nonché ai diritti o ai titoli attraverso cui possono essere acquisite le
predette partecipazioni (quali i diritti di opzione, i warrant e le obbligazioni convertibili
in azioni)».
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A parere dell'Istante, la possibilità di rideterminare il valore fiscale dei diritti di
opzione per l'acquisto di azioni dovrebbe essere ammessa indipendentemente dalla loro
cedibilità (o meno).
PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE
In via preliminare, si fa presente che la presente risposta non ha l'applicabilità
al caso di specie dell'articolo 27, comma 1, del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179,
circostanza affermata dall'Istante e non oggetto del quesito.
Come è noto, l'articolo 5 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 ha consentito
ai contribuenti che detenevano alla data del 1° gennaio 2002 titoli, quote o diritti, non
negoziati in mercati regolamentati di rideterminare il loro costo o valore di acquisto alla
predetta data.
In particolare, il comma 1 della citata disposizione prevede che «Agli effetti della
determinazione delle plusvalenze e minusvalenze di cui all'articolo 81 [ndr. ora 67],
comma 1, lettere c) e cbis), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, per i
titoli, le quote o i diritti non negoziati nei mercati regolamentati, posseduti alla data del 1
gennaio 2002, può essere assunto, in luogo del costo o valore di acquisto, il valore a tale
data della frazione del patrimonio netto della società, associazione o ente, determinato
sulla base di una perizia giurata di stima, cui si applica l'articolo 64 del codice di
procedura civile, redatta da soggetti iscritti all'albo dei dottori commercialisti, dei
ragionieri e periti commerciali, nonché nell'elenco dei revisori contabili, a condizione
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che il predetto valore sia assoggettato ad una imposta sostitutiva delle imposte sui
redditi, secondo quanto disposto nei commi da 2 a 7».
Il costo di acquisto rideterminato è, dunque, utilizzabile ai fini del calcolo dei
redditi diversi di cui all'articolo 67, comma 1, lettere c) e cbis), del Testo unico delle
imposte sui redditi approvato con d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Tuir).
La disciplina di rideterminazione prevista dall'articolo 5 della legge n. 448 del
2001 ha lo scopo di favorire la libera circolazione dei titoli, delle quote o dei diritti
mediante la cessione a titolo oneroso degli stessi, riducendo l'eventuale plusvalenza
realizzata con la cessione a titolo oneroso (cfr. anche risposta pubblicata il 25 marzo
2022, n. 156). Pertanto, il costo di acquisto rideterminato è utilizzabile ai soli fini del
calcolo dei redditi diversi di cui all'articolo 67, comma 1, lettere c) e cbis), del Tuir.
In altri termini, è con il verificarsi di tale presupposto (cessione a titolo oneroso) che si
realizza in capo al titolare una plusvalenza per la cui tassazione può rilevare il valore
fiscale rideterminato.
Come chiarito nella circolare 31 gennaio 2002, n. 12/E «L'ambito oggettivo della
norma, inoltre, si estende oltre che alle partecipazioni rappresentate da titoli (quali
le azioni) alle quote di partecipazione al capitale o al patrimonio di società non
rappresentate da titoli (quali le quote di Srl), nonché ai diritti o ai titoli attraverso cui
possono essere acquisite le predette partecipazioni (quali i diritti di opzione, i warrant
e le obbligazioni convertibili in azioni)».
La disciplina della rideterminazione, dunque, è applicabile anche ai diritti
di opzione esclusivamente ai fini della determinazione della plusvalenza realizzata
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mediante cessione a titolo oneroso degli stessi ai sensi dell'articolo 67, comma 1, lettere
c) e cbis), del Tuir.
Dunque, presupposto per usufruire del valore rideterminato è che i titoli oggetto
di rideterminazione siano suscettibili di produrre una plusvalenza.
Nel caso di specie, le opzioni, ovvero il diritto di sottoscrizione di azioni della
Società, non sono suscettibili di produrre un reddito diverso ai sensi delle predette lettere
in quanto non sono trasferibili a terzi e, pertanto, l'eventuale valore rideterminato, ai
sensi dell'articolo 5 della legge n. 448 del 2001 e successive modifiche e integrazioni,
non può essere utilizzato.
LA DIRETTRICE CENTRALE
(firmato digitalmente)
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La rideterminazione del valore secondo l'articolo 5 della legge 448/2001 riguarda plusvalenze e minusvalenze disciplinate dall'articolo 67 del TUIR, applicandosi a diritti di opzione, warrant e obbligazioni convertibili. Per commercialisti e consulenti, è essenziale verificare la trasferibilità dei titoli e la possibilità concreta di cessione a titolo oneroso, poiché questi sono presupposti indispensabili per l'applicazione del regime di rideterminazione del costo di acquisto.
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